…errore umano, mancanza di formazione, carenza nelle misure di sicurezza: queste le cause degli infortuni; che si può fare? Forse la chiave di volta è la formazione, ma una formazione nuova diversa, innovativa, che sappia prevenire l’errore umano, che deriva spesso da una valutazione del rischio sottostimato, una formazione coinvolgente che sappia con un lavoro collettivo identificare tutti i pericoli e valutare i relativi rischi individuando le misure idonee a prevenirli: formazione, quindi a 360 gradi come si evince dalla normativa D. Lgs. 626/84 e dal successivo D. Lgs. 81/2008, dove la formazione ha un ruolo sempre più rilevante. Ma di che formazione parliamo? Di una formazione che sappia parlare a tutti, ma soprattutto ai Millennials, cioè i nati tra gli anni ’80 e 2000, dunque cresciuti nel bel mezzo della rivoluzione digitale, non solo ragazzini, gli appartenenti a questa generazione oggi possono avere quasi 40 anni e per questo rappresentano una fetta sempre più importante all’interno di qualsiasi azienda, quindi da un lato i manager più giovani e dall’altro le nuove leve, il futuro quindi di ogni azienda. E’ necessario aprire quindi canali nuovi di comunicazione, bisogna essere pronti ad assumere prospettive nuove, rendere i lavoratori partecipi, strappare un sorriso, colpire l’attenzione, usare canali percettivi diversi a loro familiari basati sulla velocità, immagini, sintesi e istantaneità dei messaggi e soprattutto rendere l’ambiente che consenta di interagire con il docente e con gli altri lavoratori, quindi è importante creare aule dalle dimensioni non eccessive per favorire il dibattito e il confronto con i partecipanti e far emergere le varie problematiche e le possibili soluzioni. Formazione, sicurezza sul lavoro: ma non solo, il discorso si può e si deve ampliare, visto che il tempo libero, la strada, la casa, sono luoghi e momenti dove si verificano un grande numero di infortuni, che diventano notizie da prima pagina sui giornali. Sicurezza quindi che non ha né tempo, né stagioni, né orari è un bene da salvaguardare sempre, un bene che deve essere soprattutto cultura, quindi formazione, e coscienza collettiva prima che oggetto di disciplina tecnico-giuridica. La cultura, la formazione quindi ai primi posti; molti, per combattere il dramma degli infortuni e delle malattie professionali auspicano un potenziamento degli organi preposti alla vigilanza con maggiori azioni di controllo, in particolare nella gestione degli appalti, una migliore progettazione anche ergonomica dei luoghi e dei posti di lavoro, una miglior organizzazione del lavoro che tenga conto dell’invecchiamento della popolazione lavorativa, certo tutto ciò non guasterebbe, ma personalmente riteniamo

che, considerato il numero e la dimensione delle imprese italiane,questo non pare risolutivo se non accompagnato da un profondo cambio culturale, che non può che partire dai media e soprattutto dalla scuola. In quest’ottica, in aggiunta ai vari interventi formativi realizzati in aziende di tutt’Italia, è nato il progetto Ocjo evento, proposto a scuole fabbriche, che con racconti, monologhi, immagini e sketch, si ripropone di alimentare la riflessione sulla centralità della prevenzione, ma soprattutto cerca di veicolare il messaggio della sicurezza quale fattore di qualità della vita e del lavoro attraverso un format innovativo e insolito, adottando canali comunicativi nuovi, utilizzando la strategia delle emozioni su temi che siamo solitamente portati ad affrontare in termini statistici. Il lavoro da compiere è tanto, ma guardando la platea, dei giovani in particolare, mentre assistono a Ocjo sembra che tutto questo sia stato magicamente raggiunto: sono attenti, partecipano, ridono alle battute… è svanita la diffidenza, non devono ascoltare prediche, possono rilassarsi possono ridere, possono pensare con la loro testa: è sicuro che usciranno con un messaggio in mente… e noi possiamo pensare che siamo sulla strada giusta per garantire a tutti un lavoro sicuro e sereno.

 

Articolo di Realtà Industriale Udine – Mensile n2, febbraio 2018